Una riflessione nata a Montefiascone, in occasione dei 60 anni della D.O.C. EST! EST!! EST!!, sul valore delle denominazioni, sulla qualita’ e sul ruolo dell’enotecario nel raccontare il vino italiano.

Partecipare al convegno dedicato ai 60 anni della D.O.C. Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, alla Rocca dei Papi, è stato per me, in qualità di presidente nazionale di Vinarius, un momento di particolare interesse e di riflessione
Sessant’anni rappresentano un traguardo importante, ma soprattutto l’occasione per chiedersi quale possa essere il futuro di una denominazione che ha una storia così lunga e un territorio così fortemente identificato con il proprio vino.
Nel mio intervento ho voluto sottolineare un aspetto che considero fondamentale: il ruolo dell’enotecario professionista nella valorizzazione delle denominazioni italian.o

L’enotecario non è semplicemente colui che vende una bottiglia. È un punto di connessione tra il produttore e il consumatore, una figura capace di raccontare un territorio, spiegare una denominazione, accompagnare il cliente nella scelta e, soprattutto, contribuire a costruire quel valore percepito che spesso determina il successo di un vino.Ed è proprio su questo punto che, a mio avviso, dobbiamo interrogarci.

La D.O.C. Est! Est!! Est!!!, nonostante la sua storia e la sua riconoscibilità, non sembra ancora riuscire a esprimere, nella percezione di una parte del mercato, tutto il valore che potrebbe avere. Questo riguarda sia il consumatore sia, in alcuni casi, gli stessi operatori del settore.Ma come si può aumentare il valore percepito di una denominazione? La risposta, a mio avviso, passa prima di tutto dalla qualità e dalla capacità di dimostrarla. E in questo senso la degustazione delle vecchie annate di Est! Est!! Est!!! e di Roscetto ha rappresentato forse il messaggio più concreto dell’intero appuntamento. Assaggiare vini con molti anni sulle spalle ci ha permesso di osservare qualcosa che spesso il consumatore non ha l’opportunità di conoscere: la capacità di un vino bianco di evolvere, mantenere equilibrio e sviluppare complessità nel tempo.
In particolare, le annate 2008 e 2012 hanno rappresentato una testimonianza significativa della longevità che questi vini possono esprimere quando nascono da una materia prima di qualità e vengono prodotti con attenzione.
È stata una degustazione capace di cambiare prospettiva: il vino non deve essere necessariamente pensato soltanto per essere consumato giovane. Può avere una storia, un’evoluzione, una capacità di maturare e sorprendere anche molti anni dopo la vendemmia.

Ed è proprio questa consapevolezza che dovrebbe diventare parte della comunicazione della denominazione.
La qualità non è soltanto un obiettivo: è uno strumento per costruire valore.
Per questo credo che il futuro dell’Est! Est!! Est!!! debba passare attraverso scelte precise: maggiore attenzione alla qualità, una riflessione sulle rese per ettaro, una selezione sempre più rigorosa delle uve e, dove possibile, una maggiore valorizzazione dell’affinamento e della capacità evolutiva del vino.Non si tratta semplicemente di produrre meno. Si tratta di produrre meglio e riuscire a raccontare meglio ciò che si produce. Il momento storico, inoltre, ci impone una riflessione ancora più profonda.
Il mondo del vino sta attraversando una fase di cambiamento: i consumi sono diminuiti, le abitudini sono cambiate, il consumatore è più attento e in molti casi si beve meno, ma si cerca maggiore qualità, maggiore autenticità e maggiore significato in ciò che si sceglie.In questo scenario la figura dell’enotecario professionista assume un’importanza ancora maggiore.
L’enoteca può diventare uno dei luoghi privilegiati nei quali una denominazione costruisce il proprio futuro: un luogo dove il cliente non compra semplicemente una bottiglia, ma può scoprire un territorio, una storia, un produttore e una cultura. È questo il lavoro di connessione che gli enotecari professionisti fanno ogni giorno. E Vinarius può avere un ruolo importante proprio in questa direzione: contribuire a creare cultura, formazione e consapevolezza, mettendo in relazione produttori, enotecari e consumatori. I sessant’anni dell’Est! Est!! Est!!! non devono quindi rappresentare soltanto un anniversario da celebrare.
Devono essere un punto di partenza.
La storia ci ha consegnato una denominazione. La qualità può darle un nuovo futuro.E forse il messaggio più bello arrivato dalla degustazione delle vecchie annate è proprio questo: il futuro di una denominazione può essere già scritto dentro la qualità dei suoi vini. Sta a noi riconoscerlo, valorizzarlo e raccontarlo.


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